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L’immobiliare rende più delle azioni quotate a Piazza Affari!

Reddy’s Group, con la collaborazione del Centro Studi di AICI (Associazione Italiana Consulenti Gestori e Valutatori Immobiliari) e di FIABCI ITALIA (Capitolo italiano della Federazione immobiliare internazionale), ha messo a confronto gli investimenti in immobili residenziali e in azioni quotate sia in Italia sia negli USA.

L’analisi comparativa è stata condotta prendendo in esame i dati dal 1963 al 2017 (30 giugno) per un totale di 54,5 anni.
Nel periodo esaminato, la ricerca evidenzia una svalutazione della valuta italiana (prima lira e oggi euro)  pari a 2,73 volte: nel 1963 si comprava un dollaro con 621,5 lire (equivalenti a 0,321 euro) e al 30 giugno 2017 si comprava un dollaro con 0,876 euro. E ciò nonostante il recente rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro.

L’inflazione in Italia è stata circa tre volte più aggressiva che negli USA. Nel corso dei 54,5 anni esaminati in Italia l’indice inflattivo è cresciuto da 1,0 a 24,5 mentre negli USA è cresciuto da 1,0 a 8,1. In Italia l’incremento inflattivo annuo medio composto è stato superiore al 6%.

Per le azioni quotate alla Borsa di Milano il Total Return è stato pari al 47%, ovvero 100 euro investiti nel 1963 sono diventati 147 euro (al netto da inflazione) al 30 giugno 2017.

Per le azioni quotate alla borsa di New York il Total Return  è stato pari al 2.337% ovvero l’investimento è cresciuto da 100 a 2.437. Se si ipotizza l’investimento effettuato da un italiano e quindi se si tiene conto della rivalutazione del dollaro US rispetto a lira/euro, i 100 euro del 1963 sono diventati 6.650 euro al 30 giugno 2017.

Per gli immobili residenziali italiani (media nazionale) l’incremento di valore,  senza considerare il reddito netto annuo eventualmente generabile da un immobile, depurato dalle variazioni inflattive, è stato pari al 171%. Cioè 100 euro investiti nel 1963 sono diventati 271 euro al 30 giugno 2017.

 

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