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Quando si viene iscritti nella lista dei cattivi pagatori?

Quando si viene iscritti nella lista dei cattivi pagatori?

I presupposti per l’iscrizione nelle liste delle Sic oppure nella Centrale rischi della Banca d’Italia sono diversi, essendo differenti le funzioni delle due banche dati.

I dati che vengono raccolti nelle liste delle Sic sono i seguenti:

  • la semplice richiesta di un finanziamento, a prescindere dal fatto che esso venga o meno erogato;
  • la concessione di un finanziamento e il suo importo;
  • l’andamento del rimborso del finanziamento: quindi sia il regolare versamento delle rate che il ritardo nel pagamento delle stesse.

Di conseguenza, basta un piccolo ritardo nel pagamento di una rata perchè ciò venga annotato in queste banche dati. L’annotazione, come confermato dalla Cassazione [1], è perfettamente legittima anche per piccoli ritardi o per importi minimi.

Prima di procedere alla segnalazione l’Istituto di credito informa il debitore con un sms: ciò consente a quest’ultimo di provvedere al pagamento immediatamente e di evitare così di risultare in ritardo nel rimborso del credito.

Diverso è il caso per la segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia. Quest’ultima, infatti, contiene i dati di coloro che possono a pieno titolo essere considerati “cattivi pagatori”, perchè gravemente in ritardo nel rimborso di un finanziamento.

Sempre secondo la Cassazione [2], la segnalazione alla Centrale rischi non può avvenire per importi modesti o per piccoli ritardi, oppure ancora per il mancato pagamento ad una o due scadenze. Occorre invece che non siano state pagate più rate, facendo presumere che vi sia uno stato d’insolvenza del debitore. Con quest’ultima espressione si intende una situazione di difficoltà economica cronica, tale da non essere più in grado di far fronte ai propri impegni.

Inoltre, prima di procedere alla segnalazione alla Centrale rischi, l’Istituto di credito deve avvisare il debitore mediante raccomandata a.r., dandogli un termine per provvedere al pagamento ed evitare così l’iscrizione.

Queste precauzioni sono perfettamente comprensibili, se si considerano le gravi conseguenze dell’inserimento di un nominativo in questa lista.

Quando avviene la cancellazione dalle banche dati delle Sic?

Anche riguardo alla cancellazione occorre distinguere tra le banche dati delle Sic e la Centrale rischi della Banca d’Italia.

La cancellazione dagli elenchi delle Sic avviene automaticamente, decorso un certo periodo. Precisamente:

  • in caso di semplice richiesta di finanziamento, 180 giorni dalla data della richiesta;
  • in caso di finanziamento rifiutato, oppure qualora il richiedente rinunci ad ottenerlo, 90 giorni dalla data in cui il sistema ha registrato il rifiuto o la rinuncia;
  • in caso di finanziamento rimborsato regolarmente, 60 mesi dalla data di estinzione dello stesso;
  • in caso di una o due rate pagate in ritardo, 12 mesi dalla data in cui l’istituto di credito ha comunicato l’avvenuta regolarizzazione dei pagamenti. Occorre però che in tale periodo le rate siano state regolarmente pagate;
  • in caso di 3 o più rate pagate in ritardo, 24 mesi dalla comunicazione dell’avvenuta regolarizzazione, sempre però a condizione che in tale periodo le rate siano state regolarmente pagate;
  • in caso di finanziamenti non rimborsati, da 36 a 60 mesi dalla data di scadenza del rapporto.

Naturalmente quella che più importa è la cancellazione dei mancati pagamenti, che possono influire negativamente sulla valutazione di affidabilità quando si ha bisogno di chiedere un ulteriore finanziamento.

Quando avviene la cancellazione dalla Centrale rischi?

La cancellazione dalla Centrale rischi della Banca d’Italia avviene al verificarsi di una delle seguenti condizioni:

  • viene meno la situazione di insolvenza del debitore. Come ti ho detto, l’insolvenza consiste in una situazione di particolare gravità, che comporta per il debitore l’impossibilità di far fronte ai propri impegni. Tale situazione cessa se il debitore comincia, ad esempio, ad effettuare dei pagamenti dai quali si evince che la sua condizione economica è migliorata;
  • il debitore rimborsa interamente il debito, oppure vi provvedono terze persone al posto suo (ad esempio amici o parenti);
  • la banca o la finanziaria cedono il credito a terzi. Vi sono infatti società che “comprano” i crediti delle banche, ad un prezzo più basso rispetto all’importo dovuto dal debitore. Per la banca è un modo per non rimetterci del tutto;
  • l’istituto di credito ha preso atto, in modo definitivo, del fatto che recuperare il credito è impossibile ed ha rinunciato a qualunque azione nei confronti del debitore;
  • è intervenuta la prescrizione dell’intero credito. La prescrizione [3] è l’estinzione dei diritti per effetto del decorso del tempo. Nel caso del finanziamento, il periodo previsto è di 10 anni per ciascuna rata. Perchè si prescriva l’intero credito è quindi necessario che siano decorsi 10 anni dalla scadenza dell’ultima rata. Questo sempre che l’Istituto di credito, nel frattempo, non faccia una formale richiesta di pagamento, ad esempio a mezzo raccomandata a.r. o atto notificato tramite ufficiale giudiziario. In tal caso, la prescrizione di interrompe e ricomincia a decorrere da capo a partire dalla data della richiesta;
  • vi è stata una procedura di esdebitazione che ha riguardato il credito. Si tratta di una soluzione, prevista dalla legge [4] che consente ai debitori di ridurre o, in certi casi, addirittura azzerare l’importo dei propri debiti in presenza di determinate condizioni.

Attenzione però: anche se avviene la cancellazione, l’iscrizione come cattivo pagatore è visibile nei tre anni successivi alla data in cui essa avviene. Infatti, gli Istituti di credito hanno la possibilità di consultare le iscrizioni dell’ultimo triennio, per cui, anche se la cancellazione di un nominativo è avvenuta, verranno a conoscenza del fatto che vi era stato il suo inserimento in questo elenco.

Cosa faccio se l’iscrizione è avvenuta per errore?

Può succedere che l’iscrizione alla Centrale Rischi avvenga per errore, oppure senza che l’Istituto di credito abbia prima avvisato il debitore tramite raccomandata. In quest’ultimo caso, la segnalazione è illegittima: il debitore, infatti, se fosse stato preavvisato, avrebbe avuto la possibilità di evitare l’iscrizione pagando subito quanto dovuto.

Un’iscrizione illegittima o fatta per errore comporta per chi la subisce un grave danno, specie se si tratta di un imprenditore che ha necessità di rivolgersi regolarmente alle banche e di utilizzare assegni.

In tal caso, per ottenere la cancellazione dalla lista dei cattivi pagatori, è possibile scegliere una di queste soluzioni:

  • ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario. Si tratta di un organismo imparziale al quale è possibile rivolgersi per la decisione di controversie con le banche. Tramite tale ricorso l’interessato può ottenere la cancellazione dell’iscrizione e il risarcimento del danno;
  • rivolgersi al giudice, chiedendo prima un provvedimento d’urgenza per ottenere l’immediata cancellazione, e, successivamente, la condanna dell’Istituto di credito al risarcimento del danno.

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NOVITA’ 2019 SULLE DONAZIONI IMMOBILIARI

La donazione di un immobile è un contratto con cui un soggetto, il cosiddetto donante, in forma gratuita cede la proprietà, o altri diritti reali (come l’usufrutto, l’uso o il diritto di abitazione) a un altro soggetto (il donatario). Esistono due tipi di donazione: la donazione diretta e quella indiretta:
– la donazione diretta
di un immobile, o di un bene qualsivoglia, è quell’atto formale ricevuto dal notaio in forma pubblica alla presenza di due testimoni con cui un soggetto cosiddetto donante si priva della proprietà di un bene e lo trasferisce a un altro soggetto, il donatario, senza percepire alcun corrispettivo. In questo caso si parla di donazione diretta.
La donazione diretta di un immobile presuppone quindi due condizioni fondamentali: che sia effettuata attraverso un notaio, quindi con atto pubblico, alla presenza di due testimoni. Il notaio incaricato di redigere l’atto deve compiere alcune verifiche preliminari, e, dopo la stipula dell’atto, è tenuto a provvedere alla trascrizione e alla registrazione del contratto.
– La donazione indiretta
di un immobile ha lo stesso obiettivo della donazione diretta: il passaggio di un bene dal donante al donatario. L’obiettivo si realizza però in maniera indiretta, con l’acquisto da parte del donante dell’immobile che poi viene direttamente intestato al donatario. Le caratteristiche di una donazione indiretta sono essenzialmente due: non è necessario l’atto pubblico notarile, che può avvenire con accordo verbale; c’è un solo passaggio di proprietà e non due.
Novità del 2019 sulle imposte e i costi:
con la norma “Disposizioni per favorire la circolazione degli immobili oggetto di donazione” è stata infatti modificata la tassazione sulla donazione.
La norma stabilisce una tassazione sulla donazione di immobili in base al grado di parentela che c’è tra il donante e il donatario. Nel dettaglio:
– se il beneficiario è un parente in linea retta (coniuge o figlio) l’imposta di donazione si applica alla parte della base imponibile che supera la franchigia di 1,5 milioni di euro;
– se il beneficiario è fratello o sorella del donante, l’imposta si applica alla parte della base imponibile che supera la franchigia di 100 mila euro;
– se il beneficiario è un portatore di handicap grave le imposte vengono quantificate in funzione della parte che supera la franchigia di 1,5 milioni di euro.
Con la nuova norma cambiano anche le aliquote da applicare alla base imponibile per il calcolo dell’imposta
– 4% nel caso si tratti di un figlio o di un coniuge (da applicare al valore eccedente la franchigia);
– 6% per fratelli e sorelle;
– 6%  per parenti affini fino al 4º grado in linea retta o affini in linea collaterale fino al terzo grado. Ma il calcolo non avviene sulla franchigia, ma sul totale;
– 8% se il beneficiario non ha alcun grado di parentela con il donante, anche in questo caso senza franchigia, ma sul valore totale.
Rimangono in essere le altre imposte, ovvero l’imposta ipotecaria al 2% e l’imposta catastale dell’1% dello stesso valore.

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Muro di confine… Qual è l’altezza consentita per legge?

Vorresti costruire un piccolo muretto sul confine con il tuo vicino. Lo fai per un po’ di privacy… Ma questi si oppone. A suo avviso, devi rispettare i tre metri di distanza dal confine imposti dal Codice civile. E siccome non c’è spazio a sufficienza, non puoi costruirlo. È davvero così? Cosa dicono le norme del Codice civile sul muro di confine:

Innanzitutto, precisiamo che il “muro divisorio” può essere comune tra i proprietari dei due terreni limitrofi quando:
-sorge sul suolo comune ad entrambi i proprietari
-divide proprietà appartenenti a diversi proprietari;
-le proprietà che divide hanno la stessa natura (ad esempio un muro che divide due giardini o due cortili o due orti e non nel caso in cui divide un orto da un parcheggio).
In presenza di tali caratteristiche, il muro si presume essere di proprietà in pari quote tra i due confinanti. Tuttavia, è ammessa la prova contraria: è cioè possibile dimostrare che lo stesso è di proprietà di uno solo dei confinanti. In particolare, il muro è di proprietà esclusiva del fondo:
-verso cui insiste un piovente (piccolo tetto sulla sommità del muro destinato a far scorrere l’acqua piovana);
-verso cui si presentano sporgenze ed altri segni indicatori (cornicioni, mensole e simili, vani che si addentrano oltre la metà della grossezza del muro).

Il Codice Civile stabilisce che la distanza minima tra costruzioni poste su terreni confinanti deve essere di tre metri, salvo che i regolamenti locali non dispongano diversamente.
Detta regola si applica anche ai muri sul confine che, pertanto, non possono trovarsi a meno di tre metri dal confine. Ma attenzione: l’esenzione vale solo se il muro in questione ha un’altezza pari o superiore a tre metri. Invece, i muri di confine con altezza inferiore a tre metri possono essere collocati anche a distanza ravvicinata non dovendo rispettare i limiti appena indicati.
In più, l’esenzione dal rispetto delle distanze legali vale non per qualsiasi muro, ma solo per quelli “di cinta”, ossia che hanno la funzione di delimitare i terreni.
A riguardo, la giurisprudenza ha chiarito quanto segue: affinché un muro possa essere qualificato di cinta è indispensabile che sia destinato a recingere una determinata proprietà, che abbia un’altezza non superiore a tre metri, che emerga dal suolo e abbia entrambe le facce isolate dalle altre costruzioni. Solo in presenza di tali caratteristiche è applicabile la disciplina, che introduce l’esenzione dal rispetto delle distanze tra costruzioni. Tale normativa, tuttavia, si applica anche nel caso in cui si abbia un muro in tutto o in parte carente di alcune di esse, purché sia idoneo a delimitare un terreno e gli possa ugualmente essere riconosciuta la funzione e l’utilità di demarcare la linea di confine e di recingere il fondo.

Cosa dice il Codice Civile ?
Art. 874 C.c.:
Il proprietario di un fondo contiguo al muro altrui può chiederne la comunione per tutta l’altezza o per parte di essa, purché lo faccia per tutta l’estensione della sua proprietà. Per ottenere la comunione deve pagare la metà del valore del muro, o della parte di muro resa comune, e la metà del valore del suolo su cui il muro è costruito. Deve inoltre eseguire le opere che occorrono per non danneggiare il vicino.
Art. 875 C.c.:
Quando il muro si trova a una distanza dal confine minore di un metro e mezzo ovvero a distanza minore della metà di quella stabilita dai regolamenti locali, il vicino può chiedere la comunione del muro soltanto allo scopo di fabbricare contro il muro stesso, pagando, oltre il valore della metà del muro, il valore del suolo da occupare con la nuova fabbrica, salvo che il proprietario preferisca estendere il suo muro sino al confine.
Art. 876 C.c.:
Se il vicino vuole servirsi del muro esistente sul confine solo per innestarvi un capo del proprio muro, non ha l’obbligo di renderlo comune a norma dell’art. 874, ma deve pagare un’indennità per l’innesto.
Art. 877 C.c.:
Il vicino, senza chiedere la comunione del muro posto sul confine, può costruire sul confine stesso in aderenza, ma senza appoggiare la sua fabbrica a quella preesistente.